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Kassandra! - EP
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Il teatro degli orrori - Dell'Impero delle Tenebre



"Maestro! Maestro... si accomodi la prego, possiamo incominciare..."

"Lo sapevi che andava a finire cosi!! Dio mio!!"
"Smettila .. - urlo io , mentre ancora i loro passi rimbombano nella via - ...non girarti cazzo, non girarti! Corri!!"
Johnny oramai è senza fiato, la polvere gli si è appiccicata al viso a causa del sudore grondante da ogni singolo centimetro quadrato della sua pelle. Probabilmente mai, prima di stavolta, aveva corso tanto. Di sicuro, mai per un motivo migliore.
"Di qua, di qua!!" gli urlo, e mi fiondo in un vicolo sperando di seminare i nostri inseguitori. Johnny mi segue e si rannicchia con me dietro un cassonetto. Sarà la fatica, l'adrenalina o il fortissimo odore proveniente da quel pannolino sporco poco distante dal mio piede, ma mi sento quasi svenire. Solo quando vedo i due polizziotti passare di corsa senza nemmeno buttare l'occhio verso di noi, riesco per un momento a rilassarmi. Solo un momento però, nemmeno il tempo di chiudere gli occhi, poi subito sento una stretta fortissima al collo: sono le mani di Johnny, che stringono la mia trachea.
"PERCHE'?!?!?" urla.
Con una spinta riesco a liberarmi della morsa.
"Che cazzo urli idiota..- dico riprendendomi - vuoi che ci scoprano ora? E poi dai, non potevo far finta di niente..."
"Sei un coglione..."
Beh stavolta forse lo merito. In effetti sicuramente lo merito. Ma il motivo è più che buono...

Il quartiere era particolarmente bello oggi.
E non per un fatto puramente estetico: le mura dei palazzi restavano sempre di quel grigio anonimo, il cielo era sempre e comunque plumbeo e la gente era sempre e comunque più grigia di tutto il resto. Le solite facce da funerale. Ma sarà stato per i litri di lambrusco scolati ieri sera o per la sosta al parchetto, la cosa mi pesava molto meno, come pesava meno a Johnny, il quale con uno slancio di vita poco adatto alle sue corde mi aveva invitato ad uscire nel pomeriggio per bere qualcosa fuori dal quartiere.
Solo ora mi rendo conto che il comico più fantasioso è il fato, che proprio quando le cose sembrano andare per il verso giusto ti mette in mano l'arte di farle andare storte. Sì perchè i casini non "succedono" e basta, c'è sempre qualcuno che li fa accadere, e questa volta quel qualcuno sono io.
E' capitato infatti alla vostra coppia di amici preferita di passare davanti ad un negozio di dischi.
Può capitare, direte voi.
No, dico io.
Non può capitare se il negozio si chiama "Bohnny's Music", se il cassiere si chiama Bohhny e sta parlando con un tizio al banco del tutto somigliante a me.
"Le coincidenze si sprecano" pensai "avviciniamoci e sentiamo di che stanno parlando".

La prima frase che sentii fu :
- Capovilla è un pagliaccio...
E subito cominciò a salire: intendo quella sensazione che ti dà il prurito alle mani, che ti fa venire voglia di muoverle e di appoggiarle con violenza sul naso di qualche malcapitato.
Era chiaro quale era l'argomento: la nuova e prima opera di uno dei progetti più interessanti degli ultimi tempi nell'underground italiano, ovvero Il Teatro degli Orrori con il loro debut album Dell'Impero delle Tenebre.
- recita perchè non sa cantare...
O mio dio, mai sentite parole più inutili proferire dalla bocca di un sedicente "esperto mercante di musica".
Eravamo in molti che attendevano questa produzione, io e Johnny in primis: avemmo la fortuna di assistere nel giugno 2006 ad una delle prime loro esibizione. In realtà ci procurammo questa fortuna, visto che il festival dove suonarono lo organizzammo proprio noi e perciò li conoscemmo. Persone veramente alla mano, ma soprattutto degli artisti formidabili, con un esperienza a dir poco mirabolante alle spalle: Capovilla e Valente, ex o forse tutt'ora One Dimensional Man, Giuliano Favero, produttore proprio dei primi formidabili disci dell'uomo uni dimensionale e scrittore di alcuni loro pezzi, Gionata Mirai, chitarrista di quella bomba sonora che sono i Super Elastic Bubble Plastic. Già allora rimanemmo praticamente ammutoliti dal muro di suono che riuscivano a creare. Chiaramente poco capimmo delle parole, ma nonostante ciò una cosa fu chiara: quel progetto aveva un futuro. E quel futuro è oggi.
Mai prima d'ora ci era capitata tra le mani un'opera tale, di tale grandezza e profondità, nella nostra lingua.
E' vero, molti gruppi escono (per fortuna) dal clichè "sole-cuore-amore", ma non è certo la norma, ed è triste stupirci di fronte a questo. La cosa che ci sorpende di più è Capovilla: certo le melodie sono stupende, veramente ben curate e favolosamente orecchiabili, nonostante il genere non propriamente pop. D'altronde con strumentisti di tale portata, mi sarei sorpreso del contrario.
Ma i testi...
Le parole di Capovilla aprono cassetti.
I cassetti del cervello, avete presente vero? Cassetti pieni di ricordi e di pensieri che non vengono mai aperti perchè non si gira la maniglia giusta. Beh, in questo album Capovilla si dimostra mastro di chiavi. L'ascoltarore viene messo davanti non tanto ad una poesia, che sia ben chiaro, piuttosto di fronte ad una prosa strutturata in maniera da sorpendere, e di far ragionare soprattutto. Sì perchè, per stessa ammissione dei componenti, "c'è il bisogno di dire qualcosa". E dopo che il disco finisce qualcosa è stato detto, ma il lavoro più grosso l'ha fatto la mente dell'ascoltatore, nel rendersi conto della tristezza che l'ha pervaso.
 Il messaggio è chiaro: stiamo cadendo in picchiata ("cadere via, volare giù, senza paracadute, senza idee..."), lo stiamo facendo indifferentemente e senza nessuna possibilità di rialzarci. Siamo dei perdenti ("tu non sei un santo nè un eroe..."), persi nell'affannarci a guadagnare qualcosa che poi subito spendiamo senza nemmeno rendercene conto. Nel gioco della vita, continuiamo a perdere ("vita mia, gioco il rosso ed esce sempre il nero"), e nonostante sappiamo di perdere, continuiamo a giocare con le regole imposte da altri.
Un'interpretazione nettamente cupa della società in generale, che può essere accettata o rinnegata, ma che sicuramente non lascia indifferenti, come dovrebbe essere l'arte (parola che non significa un cazzo).
Ci sono alcune immagini che restano impresse nella mente durante l'ascolto del disco, immagini fortissime cha da sole valgono il prezzo del biglietto. Solo per citarne alcune: "Un carroarmato di rock per te, che ti faccia morire di musica e non di paura..", "Abbiamo perso la memoria del XX secolo... comunque sia abbiamo perso, abbiamo perso eccome, come abbiamo perso l'euforia primigenia che provammo un giorno nel sentirci vivi..", "tu non sei un santo nè un eroe sei piuttosto un vinto che infelice scappa via..".
Un disco da avere, punto e basta.

Tornando al nostro pomeriggio in centro, il nostro rivale al bancone continuava a gettare bancali e bancali di merda sull'album appena descitto. Come avrete capito non potevo certo essere imparziale, l'album mi piace eccome, e nel mio piccolo sentivo che dovevo difenderlo. Il problema di fondo nella mia reazione fu che solitamente il vino rosso a dosi nocive mi fa considerare la discussione civile come una forma borghese di vigliaccheria, un vezzo da aristocratici. Ed ecco che il nuovo cd delle scimmie artiche, che chiaramente non poteva essere altro che in vetrina,  stava già volando a velocità molto sotenuta verso di loro, cosa del tutto lecita se non fosse partito dalla mia mano. Una volta raggiunto l'obbiettivo, la nostra fuga dal negozio è stata obbligatoria, pena l'arresto da parte delle forze dell'odine che guarda caso proprio in quel momento entravano nel negozio (credo fossero lì per comperare il cd delle scimmie artiche).

"Anche oggi il male è stato sconfitto" dissi a Johhny con tono supereroico
"Vuoi fare la fine di Tom?" (questa per capirla dovete ascoltare il disco)

la voce gira nel quartiere dalle 23:20 di mercoledì, 09 maggio 2007 ::: commenti (2)
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Shakespear



"...La società ha un interesse particolare per le grandi sciagure, per le catastrofi: guerre, carestie, alluvioni, terremoti rispondono a bisogni ben precisi. L'essere umano vuole il caos, in realtà gli è necessario: depressioni, conflitti, sommosse, omicidi, tutto questo terrore... siamo irrestibilmente attratti da quello stato semiorgiastico creato dalla morte e dalla distruzione, siamo fatti tutti così. E la cosa ci piace. Certo, i media cercano di mettere una maschera triste a queste cose dipingendole come tagedie umane, ma sappiamo bene che il compito dei media non è mai stato quello di eliminare i mali del mondo, no... il loro compito è riusicre a farci accettare questi mali e abituarci a convivere con essi. Chi ha in mano il potere ci vuole semplici spettatori passivi. E non ci hanno dato nessun altro diritto di scelta a parte l'occasionale, puramente simbolico, e partecipatorio atto del voto: vuoi il burattino di destra o vuoi il burattino di sinistra? Credo sia arrivato il momento di incanalare le mie inadeguatezze e le mie insoddisfazionie verso gli attuali piani politici e scientifici e di far sentire la mia voce spenta. "

la voce gira nel quartiere dalle 19:00 di sabato, 03 marzo 2007 ::: commenti
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Io gioco al GIMPS

ATTENZIONE:: questo post potrebbe essere altamente nocivo alla vostra salute. In realtà volevo semplicemente postare questa foto. Poi ho cambiato idea...

Nel quartiere non c'è un cazzo da fare.

Ci sarebbe da fare in realtà, ma nessuno ha voglia di fare quello che veramente bisognerebbe fare (ora la smetto). E allora, come in tante nottate, wikipedia è la compagna migliore. Stasera il dibattito che tengo quotidianamente con il mio vicino di casa programmatore era centrato sui numeri random generati dal computer.
Come potrete immaginare, moltissimi programmi fanno uso di meccanismi (che i programmatori chiamano funzioni, almeno così mi ha detto) che permettono di creare dal nulla numeri casuali, solitamente in un certo range prefissato. Tutti i giochi hanno sicuramente almeno una funzione che implementa un algoritmo che genera numeri casuali. Tutti i linguaggi di programmazione moderni ne prevedono almeno una di default. Mi chiedevo in che modo una macchina potesse farlo. Tra un discorso e l'altro il mio vicino se ne venne fuori con il nome Mersenne, giusto prima di andarsene e lasciarmi a bocca asciutta.
Rincasato di corsa per la curiosità mi lanciai in wiki a cercare cosa volesse dire Mersenne.
Mersenne fu un matematico francese vissuto agli inizi del '600 che come la maggior parte di voi che state leggendo non aveva probabilmente molto da fare (scherzo naturalmente, sembra una battuta ma apprezzo il lavoro dei matematici). Allora cominciò a contare, come cominciano di solito tutti i matematici, e stilò una lista de primi 257 numeri di Mersenne (ehm...).
Vengono chiamati numeri di Mersenne tutti i numeri primi esprimibli in forma:

Mn = 2n-1

con n intero positivo. Il fatto che mi ha incuriosito è che in questa forma anche n è primo ma, come capita spesso in matematica, la regola non vale al contratrio, cioè se n è primo non è detto che lo sia M. Continuando a leggere vidi che i numeri di Mersenne scritti in codice binario sono esattamente palindromi, cosa che suscitò notevolmente il mio interesse, proprio perchè di programmazione stavamo parlando.
Vengo a scoprire che uno dei numeri di Mersenne, ovvero 219937 -1 detta costante di Mersenne(ehm2....), è la costante fondamentale di un algoritmo per la generazione di numeri casuali creato da due scienziati giapponesi nel 1997. Ma ciò che veramente attirò la mia attenzione fu una sigla, GIMPS.
Click d'obbligo.
Il Great Internet Mersenne Prime Search è un progetto molto intelligente: si cerca di calcolare il prossimo numero di Mersenne (l'ultimo è stato scoperto il mese scorso grazie a questo stesso metodo ed è 232,582,675 -1 ed è un numero vicino al valore 109,808,358) attraverso la collaborazione di quanti più computer possibili collegati ad internet.Chiaramente da bravo nerd non ho assolutamente letto la documentazione, ma penso che più o meno funzioni così, o così almeno logicamente dovrebbe funzionare:
Su ogni macchina che vuole partecipare al progetto deve essere installato un programmino, creato dall'organizzazione stessa, che una volta fatto partire scarica dal sito dell'organizzazione il numero massimo n raggiunto dalle altre macchine che partecipano al progetto. Ogni macchina collegata infatti si sobbarca un range di n da testare localmente, per sapere se il  numero 2n -1 è primo: un vero esempio di calcolo parallelo! Il risultato di tale test viene poi spedito al server centrale.
Ho deciso di partecipare anche io a questo progetto, per il discorso iniziale del bene della comunità e bla bla bla .... Ora il mio pc sta controllando n = 37104827. Cazzo il quartiere potrebbe entrare nella storia! Ho notato inoltre una cosa assurda: la possibilità che il mio computer trovi un numero di Mersenne con la n che sto testando è 1 su 324405: non l'ho calcolato, calmi, c'è scritto sulle info. Non sono mai stato fortissimo in statistica ma credo che la probabilità di vincere al superenalotto con un 5+1 sia 1 su 622 milioni circa. E poi vuoi mettere bullarsi con gli amici di aver scoperto un numero di Mersenne piuttosto che essere un banale multi milionario?

Se siete arrivati a questo punto vi devo stringere la mano. Probabilmente neanche io ce l'avrei fatta. Bravi.

la voce gira nel quartiere dalle 03:17 di venerdì, 08 dicembre 2006 ::: commenti (6)
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The Mars Volta - Amputechture




Diciamo la verità, Johnny sta vivendo un periodo di merda.

Sarà perchè gli affari al negozio non vanno come sperava (gli avevo detto di non togliere la sezione metal, cosa che aveva fatto dopo l'incidente, ricordate?), sarà per i problemi sentimentali che ultimamente lo affliggono (forse colpa della raccolta completa dei Motley Crue che ha regalato alla sua ragazza per il suo compleanno?), sarà perchè i Take That si sono ricomposti, non mi è dato saperlo.
La sola cosa che capisco benssimo è la sua faccia ogni volta che entro nel suo negozio: fronte corrugata, occhi stanchi quasi sempre semichiusi se non in rare occasioni, occasioni che purtroppo non coicidono con il momento di servire i clienti, clienti che lo affliggono con continue lamentele, lamentele che riguardano principalmente il disordine dei dischi nella sezione hip-hop, hip-hop che sinceramente ha rotto i coglioni. Nemmeno il suo consueto saluto è lo stesso: siamo passati da un "Guarda chi arriva!!" sorridente e pimpante a un " ... ciao ..." stretto fra i denti ancora viola dal Tavernello bevuto la sera precedente. Nemmeno l'igene personale è più quella di una volta....
"Cosa succede Johnny?"
"Proprio no lo so, sembra che vada tutto storto..."
"Posso capirti..."
Ma c'è poco da capire, se non che la sfiga sì è attaccata a  lui come Angus Young ai suoi calzoncini corti. E che Johnny deve fare i suoi investimenti meglio: basta dare una sbirciata al retrobottega per vedere una decina di scatoloni semiaperti, rattoppati con scotch di carta di secoda mano sui quali campeggia una scritta inconfondibile: The Mars Volta - Amputechture.
Ci aveva creduto Johnny ed in effetti era stato ripagato in un primo momento. Ma la soddisfazione che aveva avuto era solo personale, il suo errore forse era stato non capire questo.
La prima volta che ascoltò il suddetto album ero presente, lo ascoltammo insieme dall'inizio alla fine, senza dire una parola. L'attesa era incredibile a causa della domanda che ci assillava da mesi: continuerà l'evoluzione o si ritornerà indietro? Cioè: sarebbe continuata l'evolzione del sound che avevamo sentito in Frances the Mute (precedente lavoro del gruppo, senza contare lo scandaloso exploit della registrazione live di Scabdates), quindi la perdita della vena hard-core? Oppure il precedente era solo un incidente di percorso, come molti lo hanno definito?
Sia io che Johnny avevamo apprezzato "il muto", nella sua semplice arroganza: trovavo incredibilmente astuta la presuzione degli acuti di Bixler Zavala quanto estremamente invitante l'ipnosi di suoni creati da Rodriguez-Lopez e John Frusciante alle chitarre. Inoltre mi è sempre piaciuta l'idea del concept album, il percorrere un cammino lungo un disco attraverso le orecchie di altri: una sorta di cinema per i ciechi.
Una volta finito il primo ascolto di Amputechture non sapevamo come reagire. La cosa chiara era che sul piatto era stato messo qualcosa di ancora diverso, senza abusare troppo della parola però. Come tutti i lavori del gruppo presenta tratti fastastici, dove tutti gli strumenti, voce compresa, formano una tempesta di suoni che ha veramente pochi eguali nella musica di oggi, una musica che riesce a toccare corde che non pensavi fossero ragiungibili. Ma ecco che a tratti la tempesta fa il suo vero lavoro: scombina le cose e crea disordine, confusione, così da disperdere tutte le idee otttime che si percepiscono di sottofondo. Nessun tratto di 4 munuti e mezzo di cigolii come nel precedente, capiamoci, ma si sente la mancanza di una linea guida. E qui mi fermo con le critiche, altrimenti non si spiegherebbe perchè Johhny credette così tanto in questo lavoro.
Praticamente fantastica la mano di Frusciante alle chitarre (permettemi questa spressione solo perchè sono sempre stato un suo fan), lasciate totalmente alla sua mercè, visto che Rodriguez Lopez questa volta si è dedicato esclusivamente alla produzione e al mimo delle parti di chitarra a Frusciante, come ho letto sul resoconto della conferenza stampa tenuta alla presentazione del disco. Credevamo inoltre di averle sentite tutte dalle corde vocali di Bixler, ma a quanto pare ne ha ancora in serbo parecchie: a tratti esilarante come al termine di Day of The Baphonets, a tratti struggente come in Asilos
Magdlena, continua a stupirci di canzone in canzone. Chiaramente tutto è più facile con arrangiamenti costruiti a regola d'arte da Lopez, e forse proprio in questo sta la differenza più grande tra questi due ultimi album, che associo senza timore di sbagli, e il primo: tutto qui sembra costruito nota su nota, senza lasciare nulla al caso, al contrario di molti tratti di De-loused in the comatorium, dove sembrava regnare un'atmosfera di improvvisazione continua (magari anch'essa molto abilmente costruita).
"Allora Johnny, che te ne pare?" dissi.
"Sto pensando a quante scatole ordinarne"
"Ne sei sicuro?"
"Ho mai sbagliato?"
"Quante posso elencarne?"
Con uno sguardo mi fulminò e me ne andai, lasciandolo solo alle sue faccende.

Oggi di quella faccia speranzosa non c'è neanche l'ombra. Purtroppo la critica ha stroncato paurosamente questa produzione. E se nel caso di Britney e Robbie il voto della critica è inversamente proporzionale al numero di copie vendute, non lo è per i dischi il cui target sono persone che qualcosina di musica ne capiscono. Ed ecco che Johnny non sa che farsene di tutte quelle copie, che nemmeno la caritas ha voluto per paura che i bambini poveri dell'Africa comincino a parlare al contrario e a sparare acuti paurosi che romperebbero le poche finestre presenti nel continente nero (parapon zipon zipon).

"E' uscito il disco dei Take That Johnny, quante scatole ne compri?"
"Ma vaffanculo..."
Sì, me lo merito.

la voce gira nel quartiere dalle 01:39 di martedì, 05 dicembre 2006 ::: commenti (4)
la parte del quartiere interessata johnnys music


Scusatemi...

working


Stiamo lavorando per noi...

la voce gira nel quartiere dalle 00:27 di venerdì, 24 novembre 2006 ::: commenti (1)
la parte del quartiere interessata il municipio


10 vecchie foto di Programmatori e Uomini d'affari

C'è una mostra fotografica al Betty's place in questi giorni..



1. Tim Berners Lee - Fondatore del WWW (World Wide Web) e oggi direttore del W3C, consorzio che indica gli standard per le implementazioni Web. D'altronde chi potrebbe farlo se non il suo fondatore? A Oxford, dove studiò, fu beccato a fare hacking dalla stanza dei computer dell'università, dalla quale fu espulso. quella stanza ora porta il suo nome...



2. Foto scattata quando Microsoft fu fondata (riconoscete il ragazzo inquadrato?)





3. Steve Woznaik (seduto) e Steve Jobbs della APPLE Computers. Jobbs era in ritardo di tre mesi nel registrare il nome della compagnia perchè non era riuscito a trovare un nome migliore. Allora un giorno disse allo staff: "Se oggi, entro le 5, non riuscirò a trovare un buon nome la chiamerò come una cosa che mi piace.." Quel giorno per le 5 nessuno dello staff ebbe una buona idea e lui intanto stava mangiando una mela. Così decise di tenere il nome Apple Computers.



4. Bill Hewlett(Sinistra) and Dave Packard della HP. Dietro di loro nella foto il famoso garage HP. Bill e Dave lanciarono una monetina per decidere se chiamarsi Packard-Hewlett o Hewlett-Packard. Bill perse...




5. Ken Thompson (sinistra) e Dennis Ritchie, creatori di UNIX. Ritchie migliorò il linguaggio di programmazione B chiamandolo "new B". B fu creato da Thompson  come una revisione del linguaggio Bon ( chiamato così dedicandolo alla moglie Bonnie). Più tardi lo chiamò C...


6. Larry Page and Sergey Brin. Chiunque legga questo blog ha sicuramente avuto a che fare almeno n volte (con n grande a piacere(...)) con la loro produzione: sono infatti i progettisti e fondatori di Google. Google si chiamava in origine Googol (nome che indica un numero composto da un 1 seguito da 100 zeri: alcuni scienziati dicono che questo numero potrebbe essere più grande del numero di atomi presenti nell'intero universo). Dopo aver creato il motore di ricerca (alla Stanford University) presentarono il loro progetto ad un investitore... che intestò l'assegno a Google! Così decisero di chiamarsi in tale modo.



7. Gordon Moore e Bob Noyce, fondatori di Intel. Bob Noyce e Gordon Moore volevano chiamare al loro azienda Moore-Noyce, ma era già segnato come trademark per una catena di alberghi. Scelsero allora l'acronimo per INTegrated ELectronics, INTEL.


8. Scott Mc Nealy, Andreas Bechtolsheim , Bill Joy e Vinod Khosla di SUN (StanfordUniversity Network) MicroSystems. Per chi non lo sapesse Sun è l'azienda creatrice di Java, forse il più usato linguaggio di programmazione oggi, il più popolare secondo la TIOBE Programming Community, e di Solaris, meno noto sistema operativo anche se prima creazione importante. Fu fondata da 4 studenti della Stanford University. Andreas Bechtolsheim costrì un microcomputer, Vinod Khosla lo reclutò, Scott McNealy manipolò i computer basati su quello di Bechtolsheim, Bill Joy programmò un sistema operativo adatto a quel computer.


9. Linus Torvalds del sistema operativo Linux. Torvalds usava il Minix Os sul suo sistema che rimpiazzo con il suo OS. Perciò il nome di lavoro era Linux. Pensò che il nome fosse troppo egoista e decise di chiamarlo Freax (free + freak + minix). Il suo amico Ari Lemmk lo incoraggiò a caricarlo in rete così che fosse facilmente scaricabile. Ari diede alla cartella ftp dove il sistema venne caricato il nome di Linux, visto che il nome Freaks proprio non gli piaceva. A Linus piacque quel nome della directory e mantenne il nome Linux.

10. Foto scattata alla fondazione di INFOSYS. Questa foto è stata trovata per caso in un album di fotografie di colui che l'aveva scattata. E' stata la prima azienda indiana ad essere quotata nel NASDAQ e oggi vanta circa 63000 dipendenti. Tra l'altro è stata fondata il 2 luglio 1981, quattro anni esatti prima della mia nascita.

Per chiudere vorrei dire che la scrittura di questo articolo è stata veramente amara, dato che sono stato costretto a scriverlo in Internet Explorer, che come sapete non è il mio browser preferito, per fare un eufemismo... tradotto liberamente da forums.programming-designs.com/viewtopic.php

 

la voce gira nel quartiere dalle 21:37 di lunedì, 23 ottobre 2006 ::: commenti (8)
la parte del quartiere interessata bettys place pub


The Mars Volta attaccati con l'Urina!



"I will pay $100-1,000 to somebody to find the person that's throwing urine up here. I will give you free merchandise and a lifetime supply [of tickets] to a Mars Volta show. Find that person and kick his ass for me, bring me his head-- and we'll be friends!"

la voce gira nel quartiere dalle 09:33 di martedì, 17 ottobre 2006 ::: commenti (3)
la parte del quartiere interessata johnnys music, bettys place pub


Man #1



La prima vignetta della nuova serie MAN. Disponibile solo al Betty's place!

la voce gira nel quartiere dalle 02:26 di martedì, 19 settembre 2006 ::: commenti (4)
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The Black Heart Procession - The Spell




Quando sono andato a trovare Johnny oggi, non aveva quasi il coraggio di guardarmi.

Credo si vergognasse, non tanto per la performance altamente alcolica sfoggiata l'altra sera al Betty's, quanto perchè sapeva cosa stavo per dirgli. Entrato nel negozio infatti sento un'introduzione di pianoforte che sembra familiare: credo di averla già sentita da qualche parte. E ne sono poi certo quando cominciano chitarra e batteria, non posso sbagliarmi.
Johnny ha messo su The Spell, ultimo album della formazione californiana dei The Black Heart Procession, ultimo prodotto di un'ormai decennale carriera, che ha visto la pubblicazione di sei album, questo compreso.
"Senti senti Johnny cosa mette su..."
"Eh lo so, lo so..." mi dice, borbottando probabilmente qualche offesa in una sconosciuta lingua.
Tutto questo perchè circa un mese fa avevo presentato i TBHP a Johnny con una vena di sfida: la classica sfida che si presenta quando presenti un disco ad un amico:
"Prova ad ascoltarlo... fidati che ti piace"
"Mmmm li ascolterò..."
Chiaramente il giorno dopo tornai dal mio rivenditore di fiducia con la faccia soddisfatta di chi è sicuro di avere ragione (probabilmente con un'espressione da beota, che mi è consueta comunque). Trovai invece un muro di critiche e un sonoro "Cheppalle!!" che mi resero anche abbastanza nervoso. Ma mi quietai sapendo che il tempo sarebbe stato dalla mia parte: e infatti non mi sbagliavo.
Questo disco dei TBHP, come probabilmente la maggior parte delle produzione precedenti, non resta in mente subito, ma d'altronde lo scopo della band capitanata da Pall Jenkins e Tobias Nathaniel non è mai stato quello di muovere culetti di sedicenni. Come il resto della loro discografia, anche questo album evoca atmosfere crepuscolari, riesce a creare una stupenda atmosfera di tensione attraverso melodie di piano accompagnate dalla voce caratteristica di Jenkins, quasi un urlo al cielo, a voler dire che non tutti in california si svegliano con il sorriso stampato in technicolor in faccia e il portafogli pieno.
"A me ogni tanto capita di svegliarmi col sorriso" dice Johnny sempre evitando il mio sguardo.
"Smettila con l'alcol Johnny... o meglio, bevine molto di più..."
C'è qualcosa che però non convince in effetti, ecco perchè scuso Johnny senza troppi problemi. In altre occasioni lo avrei deriso, preso in giro fino ad aver solo un filo di voce per burlarmi di lui, ma oggi mi trattengo. Forse perchè eravamo abituati troppo bene da questi non-più-giovani, forse perchè stiamo diventando troppo giovani noi, forse perchè non è giornata, ma i TBHP perdono qualche punticino nella nostra classifica generale, appesa al muro del Johnny's Music.
Nonostante ciò, uno sberleffo voglio farlo al mio amico, visto che tirando le somme l'album è ottimo come al solito e lui non merita così tanto rispetto.
"Johnny, ti ricordi la scommessa?"
"Cazzo, pensavo te ne fossi dimenticato.."
"Caccia furori il disco che avevamo scommesso"
"Ma come? Devo ancora ascoltarlo anche io! L'ho avuto oggi!"
"Niente scuse.."

Mi avvio verso, casa guardo il cielo e mi immagino se nella West Coast abbia lo stesso colore.
Poi guardo nelle mie mani: Amputechture...

la voce gira nel quartiere dalle 19:47 di lunedì, 18 settembre 2006 ::: commenti (1)
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Centosettant'anni in un secondo

"Un'innovazione di questo genere varrebbe all'imprudente costruttore una reputazione eterna di testa balzana, ed egli sarebbe per sempre in disgrazia presso i saggi e i moderati che distribuiscono la stima nella Franca Contea.

In realtà, codesti saggi esercitano il dispotismo più noioso. Ed è appunto questo dispotismo - trista parola - che rende insopportabile il soggiorno nelle piccole città a chi è vissuto in quella grande repubblica che è Prigi. La tirannia dell'opinone pubblica (e quale opinione!) è altrettanto cretina nelle piccole città della Francia che negli Stati Uniti d'America"

la voce gira nel quartiere dalle 00:36 di giovedì, 31 agosto 2006 ::: commenti (2)
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